Le Nostre Missioni

Burundi

Il Burundi, uno dei più piccoli Paesi del continente africano (grande poco più del Piemonte) conta circa 12 milioni di abitanti che vivono su un altopiano stracolmo (leggi tutto...)

Guinea Bissau

La Guinea Bissau con poco più di 1.800.000 abitanti (su una superficie pari a circa Toscana e Marche insieme) è uno fra i più piccoli stati africani. Ha un’economia (leggi tutto...)

In Albania i frati francescani sono presenti con diverse Province e attività. L’approdo nel Paese è addirittura tra i più antichi al mondo. La Provincia Albanese della Beata Vergine Annunziata risale al 1240. Nel territorio nazionale sono dislocati diversi conventi ricostruiti a seguito della caduta del comunismo ad opera dei Confratelli dell’Albania con l’aiuto delle altre Provincie dell’Ordine di ogni parte del mondo.

Nella seconda metà del XX secolo l’Albania si avviò ad essere uno degli Stati comunisti più fortemente avversi all’esperienza religiosa dell’uomo, in particolare al cattolicesimo. Nel 1967 si proclamò primo Stato ateo al mondo. La persecuzione innescata da questa falsa ideologia si abbatté su ogni classe di credenti, clero, religiosi e laicato, giovani e anziani, di varia estrazione sociale e culturale. Essi vennero ferocemente uccisi, umiliati con falsi processi pubblici, accusati di inesistenti cospirazioni.

Questa chiusura autarchica della ex Repubblica Socialista d’Albania mostra il primo vistoso cedimento nel 1989. Il 15 agosto di quell’anno, Madre Teresa di Calcutta giunge a Tirana, invitata dal presidente Alia, ultimo capo dell’ormai agonizzante regime comunista. L’anno dopo Madre Teresa sarà di nuovo in Albania per portare le sue Missionarie della Carità a Tirana, Scutari, Elbasan e Durazzo. Il 4 novembre 1990 un’imponente folla si raduna nel cimitero cattolico di Scutari dove, non senza gravi rischi, d. Simon Jubani, prete albanese reduce dai campi di prigionia, celebra pubblicamente la messa, che darà il segnale per la riapertura delle chiese e dei luoghi di culto.

La caduta del comunismo vede ancora vivo uno sparuto drappello di dieci francescani, miracolosamente sopravvissuti a decenni di persecuzioni, carceri e campi di lavoro. Stabiliti i primi contatti con il resto dell’Ordine il Ministro generale (H. Schalück) provvedeva alla nomina di un Delegato generale per l’Albania che con altri frati di diverse provincie, si affiancarono ai superstiti per organizzare la vita francescana e il servizio pastorale nei conventi e nelle parrocchie tradizionalmente affidate all’Ordine.

Ciò che siamo oggi lo dobbiamo in buona parte a quello che i nostri fratelli furono e fecero ieri. Conoscere la propria storia è essenziale per vivere in pienezza e consapevolmente il presente. Riconoscere le proprie radici è, oltre che segno di intelligenza e saggezza, un ottimo strumento per capire la realtà che ci circonda e poter così parlare ad essa con quella Sapienza che viene sì dall’alto, ma che ha scelto di farsi carne e di comunicarsi oggi agli uomini per mezzo di altri uomini.

Ultima tappa significativa, con cui chiudiamo questa breve rassegna storica, è la beatificazione di 38 martiri, morti tra il 1945 e il 1974. Si tratta di 2 vescovi, 21 sacerdoti diocesani, 7 frati minori, 3 gesuiti, 4 laici, tra cui un seminarista e una ragazza. Si tratta solamente di un gruppo rappresentativo di un numero ben più grande di cattolici albanesi che, in tempi non troppo lontani dai nostri, hanno avuto il dono di rinnovare nel sangue la fedeltà al loro battesimo e a quello di questa terra, la cui prima evangelizzazione risale a san Paolo.

Il nostro Centro Missionario si è sentito interpellato da un manoscritto che fr. Flavio Cavallini ha composto dove ha descritto la meravigliosa missione tra le Alpi Albanesi. Chi vuole “approfondire” la missione che significa mettersi in strada per incontrare l’altro e stabilire con lui un dialogo sul mistero di Dio fino a rimanere segnati, può richiedere il libro: “Il sapore del vangelo nella Terra delle Aquile”.

I MISSIONARI

fr. Flavio Cavallini Albania

fr. Flavio Cavallini nato a Verona nel 1957, ordinazione sacerdotale nel 1984 ha proseguito gli studi presso lo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme. Nel 1993 decide di mettersi a disposizione della rinata Provincia albanese della SS. Annunziata. Nel 1994 con la riapertura dell’Istituto Filosofico-Teologico di Scutari, riprende l’insegnamento della sacra Scrittura. Per nove anni dal 1995 ricopre l’ufficio di ministro provinciale. Dal 2015 è vicario del convento di Tirana, impegnato nella formazione biblica di laici e catechisti. 

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I Frati Minori hanno una lunga storia di presenza in Bolivia. Sono stati presenti frati toscani, lombardi, torinesi, trentini, altoatesini, spagnoli, austriaci, tedeschi, americani. I frati del Piemonte arrivarono in Bolivia nel 1948. Erano un gruppo numeroso e si fecero carico della zona est della diocesi di Cochabamba nella parrocchia di San Pedro e più tardi verso la zona tropicale del Chapare a Colomi, Villa Tunari e Chipiriri. I frati lombardi arrivarono in tre dopo l’espulsione dalla Somalia, nel 1973. S’inserirono nel Vicariato di Cuevo, nella parrocchia di Macharetí. I francescani di Trento sono presenti in Bolivia dal 1950 presso il Convento di Tarata, vicino a Cochabamba. Nel 1962 fu eretta la Prelatura di Aiquile, affidandola alla cura pastorale della Provincia Francescana S. Vigilio di Trento con il vescovo Mons. Giacinto Eccher. Anche alcuni frati, espulsi dalla Cina, raggiunsero il gruppo.

I MISSIONARI

fr. Mario Comina_Bolivia

fr. Mario Comina nato a Pejo (TN), in Bolivia dal 1962. È stato parroco in varie comunità rurali della Prelatura di Aiquile e nelle Parrocchia di S. Carlos e Alalay nella città di Cochabamba. Ha portato avanti numerose attività; mense, ambulatori, catechesi, servizio pastorale. Attualmente vive nella fraternità di S. Carlos e collabora con l’attuale parroco, frate boliviano.

fr. Dario Bona_Bolivia

fr. Dario Bona nato a Besagno (TN) 8 dicembre 1949. In Bolivia dal 1980. È il frate dei campesinos. Visita regolarmente le comunità più disperse della Provincia di Mizque in Bolivia. Parla correttamente la lingua quechua. Da agosto 2017 è Vicario Generale della Prelatura di Aiquile.

fr. Marco Larentis_Bolivia

fr. Marco Larentis nato a Cimone (TN), in Bolivia dal 1965, sempre nella Prelatura di Aiquile, si occupa ancora della pastorale giovanile di tutta la Prelatura di Aiquile e gestisce un convitto maschile che accoglie ragazzi e giovani che dalle comunità più distanti arrivano in Aiquile per frequentare la scuola media e superiore.
 
 

fr. Ivo Riccadonna_Bolivia

fr. Ivo Riccadonna nato a Rango di Bleggio (TN) il 20 febbraio 1945. In Bolivia dal 1982. Ha svolto vari servizi nella Prelatura di Aiquile, Cochabamba, Sucre, Cuevo e Camiri. Rientrato in Italia nel 2011 è tornato in Bolivia nel 2016 dopo cinque anni di servizio nell’animazione missionaria e come Delegato della Pia Opera Fratini e Missioni di Trento. Attualmente si trova a Cuevo, nel Vicariato Apostolico di Cuevo.
 
Attualmente i frati del Nord Italia in Bolivia sono: a Cochabamba, fr. Walter Viviani, fr. Mario Comina e fr. Marco Larentis; due a Camiri, fr. Ivo Riccadonna e fr. Pio Tagliabue; e nella prelatura di Aiquile: fr. Dario Bona. Con loro, nella Prelatura di Aiquile, quattro laici, tre trentini e un lombardo, volontari a vita. 

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CON GLI EMIGRANTI ITALIANI NEL SERVIZIO PASTORALE DELLA DIOCESI DI TORONTO

È doveroso premettere che i francescani erano presenti a Toronto già dal 1934. L’allora Arcivescovo di Toronto si era appellato alla Provincia italo-americana dei Frati Minori di New York affidando loro la cura pastorale di due parrocchie: S. Agnese e S. Maria degli Angeli. La cura pastorale aveva come punto chiave i bisogni impellenti della comunità di lingua e cultura italiana. Il flusso migratorio, che durante l’era fascista era visibilmente diminuito, riprese con maggiore intensità nell’immediato dopo guerra. Negli anni ’50 il flusso migratorio verso il Canada assunse proporzioni geometriche e di conseguenza aumentò la domanda di servizi religiosi e pastorali.

La Provincia religiosa italo-americana aveva crescente bisogno di frati di lingua e cultura italiana. La Provincia Tridentina di San Vigilio accolse l’invito e inviò alcuni giovani frati che furono inseriti nelle comunità francescane di S. Agnese e S. Maria degli Angeli e assunsero l’impegno pastorale come vicari parrocchiali. I primi confratelli inviati furono padre Piffer, padre Attilio Cozzio (che lasciò il Canada pe recarsi nella missione di Bolivia), padre Raffaele Centi, padre Agostino Donini, padre Cherubino Ferrai (gli ultimi due svolgeranno poi il loro servizio a New York e Boston)

Oltre alle responsabilità pastorali e sacramentali i nostri confratelli svolgevano funzioni sociali e civili per aiutare i connazionali ad inserirsi nella nuova società. Le richieste di servizi erano infinite. Questi servizi oggi sono gestiti dai diversi patronati.
Con il passare degli anni aumentò il numero delle parrocchie assegnate alla Provincia francescana dell’Immacolata Concezione. Negli anni 50 l’erezione “pleno iure” della Parrocchia dell’Immacolata Concezione; nel 1976 la parrocchia di S. Carlo Borromeo, nel 1983 le parrocchie di S. Lorenzo e di S. Jane Frances e di S. Giuda e infine nel 1999 la parrocchia di S. Pietro a Woodbridge.

I MISSIONARI

fra-Claudio-Moser

fr. Claudio Moser, unico superstite della colonia trentina, dopo aver lavorato nel corso degli anni come vicario parrocchiale o parroco nelle varie realtà, attualmente risiede a St. Peter con l’incarico di superiore locale ed economo della Fondazione Francescana dell’Ontario. 

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È un’antica colonia francese, divenuta – dopo l’indipendenza nel 1960 – un paese improntato all’ideologia marxista. Brazzaville è la capitale politica e Pointe-Noire la capitale economica. Il Congo-Brazzaville è situato in Africa centrale, il suo territorio è 342.000 km2. Limitato a nord dal Camerun e Repubblica Centrafricana, a sud-ovest dall’Angola e Congo-Kinshasa, ad ovest dal Gabon.

La Fondazione “Notre Dame d’Afrique” è una fraternità missionaria nata nel 1991 per iniziativa dei Frati Minori d’Italia che pensano a tutte le necessità inviando Frati provenienti dalle diverse Province religiose italiane. L’obiettivo è duplice: l’annuncio Ad gentes del Vangelo di Gesù Cristo e il servizio di promozione umana tra i più poveri.

Dopo un breve periodo di studio e di riflessione i frati hanno focalizzato l’attenzione su uno dei fenomeni delle realtà urbane terzo mondiali presente in maniera massiccia anche a Brazzaville: i ragazzi di strada. Così è nato il progetto “Ndako ya Bandeko”, che in lingua locale (traduzione a senso) vuol dire “la casa di tutti”. All’inizio si è cominciato con un centro di accoglienza semi residenziale e attualmente gestiamo il centro di accoglienza stabile, dove i ragazzi vivono come in una casa, vanno a scuola o imparano un mestiere e si formano alla vita sociale con un obiettivo di reinserimento nei nuclei familiari o comunque in società.

Il centro è stato intitolato a fr. Angelo Redaelli, un nostro frate ucciso in seguito a un incidente nel 2005. Il centro si trova nell’estremo quartiere nord di Brazzaville, Makabandilou, ed è stato realizzato all’interno di una struttura acquistata dai familiari e dai parrocchiani di fr. Angelo, ed è tuttora in via di sistemazione.

I MISSIONARI

fr. Italo Bono, di Manerbio (BS) dall’anno 2000 missionario in Congo Brazzaville. Come fratello lavora la terra, usa trattore e macchine utensili…ne ha fatto la sua arte come educatore, in particolare verso i giovani che assaporano il lavoro come squadra e nella collaborazione. Da due anni è “direttore” del Centro di Accoglienza Ragazzi “Padre Angelo Redaelli” dove si accolgono i ragazzi di strada che vogliano uscire dall’insicurezza, dalla violenza subita e provocata. È soprannominato pomba Italo: “Italo il saggio”

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È una provincia religiosa dell’Ordine francescano dei Frati Minori; comprende i territori di Israele, Palestina, Giordania, Siria, Libano, Egitto, Cipro e Rodi.
L’Ordine dei Frati Minori, fondato da San Francesco d’Assisi nel 1209, si aprì subito all’evangelizzazione missionaria. Nel 1217, con la divisione dell’Ordine in varie giurisdizioni, nacque la Provincia di Terra Santa, visitata dallo stesso San Francesco fra il 1219 e il 1220.
Per una presentazione approfondita della presenza francescana rimandiamo al sito della Custodia.

I COMMISSARIATI DI TERRA SANTA

I Commissariati sono il collegamento tra la missione francescana in Terra Santa e un particolare territorio della cristianità.
Presenti in ogni regione d’Italia, hanno il compito di sostenere l’opera della Custodia, promuovendo pellegrinaggi, curando le Giornate di Terra Santa nelle parrocchie e la raccolta della Colletta del Venerdì Santo, che è il momento principale durante il quale la Chiesa manifesta la sua vicinanza alla Terra Santa attraverso la preghiera e il sostegno economico.

I MISSIONARI

 

fr. Francesco Patton Custode di Terra Santa

fr. Eugenio Alliata Studium Biblicum Jerusalem

fr. Vittorio Bosello Gerusalemme, Getsemani

fr. Riccardo Ceriani Harissa, Libano

fr. Diego dalla Gassa Gerusalemme, Romitaggio Getsemani

fr. Massimo Luca Studium Biblicum Jerusalem

fr. Luca Panza Cafarnao

fr. Massimo Pazzini Studium Biblicum Jerusalem

Mons. Pierbattista Pizzaballa Arcivescovo, Amministratore del Patriarcato Latino, Gerusalemme

70 anni al servizio degli ultimi

Gli anni ’50 del secolo scorso sono stati ricchi di vocazioni alla vita religiosa e missionaria. Noi francescani abbiamo accolto numerosi giovani desiderosi di vivere il messaggio di San Francesco d’Assisi. Molti di loro partirono per portare il Vangelo a popoli diversi. Se diamo uno sguardo alla Provincia Veneta dell’Ordine dei Frati Minori, da questa partirono diversi missionari che si recarono nel Centro America. Ci soffermiamo in particolare sulla loro presenza in Guatemala e in El Salvador che ebbe inizio 70 anni or sono.

I frati al loro arrivo si trovarono davanti a una situazione che al nostro sguardo sarebbe apparsa come disastrosa. I movimenti rivoluzionari e i governi anticlericali avevano obbligato la chiusura delle chiese e della quasi totalità delle parrocchie e ridotto la presenza dei sacerdoti a pochi anziani nella sola capitale. I nostri missionari non si persero d’animo: si dedicarono alle opere sociali, alla formazione dei catechisti, a una rinnovata evangelizzazione accompagnando questo impegno con la costruzione o ricostruzione di chiese e cattedrali. Nei primi anni ’90 monsignor Victor Hugo, vescovo di Quetzaltenengo, riferiva che i francescani avevano evangelizzato due volte il territorio: la prima nel XVI secolo l’altra nella seconda metà del XX.

In ogni luogo la missione si esprimeva anche come un centro di promozione umana, ad esempio con l’orfanotrofio a San Miguel in El Salvador, fondato da padre Achille Gugole; opere sociali per la cura di persone gravemente malate o diversamente abili furono realizzate sia in Guatemala che in El Salvador. Una testimonianza particolarmente significativa la riceviamo da due frati martiri: il già beatificato padre Tullio Maruzzo, nativo di Lapio (VI) e padre Cosma Spessotto di Mansuè (TV) di cui sono state provate recentemente le virtù eroiche. Erano missionari in territori con forte disuguaglianze sociali ed economiche, si riconobbero dalla parte dei poveri per infondere fiducia e responsabilità. La conoscenza e la condivisione dei problemi dei loro fedeli li portò a riconoscere l’onestà del popolo che chiedeva un’equa distribuzione della terra da coltivare. Come pastori di un popolo cristiano che riponeva in Dio la propria speranza erano presenze scomode. Furono eliminati da mani omicide.

Attualmente le nostre presenze, come missionari, sono molto ridotte: in Guatemala si trovano padre Gianluigi Lazzaro e padre Attilio Prandina, mentre il suo fratello Giuseppe è in Nicaragua. Recentemente ci hanno lasciato padre Giuseppe (José) Contran, a cui dobbiamo la realizzazione di un grande centro per l’accoglienza e la cura di persone diversamente abili, e padre Bonizio Morin. Entrambi religiosi instancabili nell’operare secondo lo spirito di San Francesco in Guatemala.

La tanta fede dei missionari e l’amore con cui hanno lavorato instancabilmente, in particolare accanto ai poveri e a favore degli ultimi e degli emarginati, hanno favorito la rinascita della presenza francescana nei paesi del Centro America. Un segno dell’universalità della Chiesa che sa donare figli e figlie ai popoli più diversi perché l’umanità si riconosca amata da Dio che ha donato il suo Figlio per tutti gli uomini. La Chiesa descritta come popolo di Dio in cammino verso il Regno attraverso il succedersi delle generazioni risalta anche da una vicenda particolare: S. Teresa d’Avila destinò una piccola immagine della Madonna al Guatemala, trovò la collaborazione di Giovanni Corso (Juan Corz), terziario francescano nativo di Toirano (SV), che la portò a destinazione; l’immagine fu custodita presso la chiesa santuario del Cerrito del Carmen, il primo luogo che fu scelto dai nostri missionari come abitazione dopo il loro arrivo. Un piccolo esempio di concatenazione di missionarietà e di santità.

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La presenza dei Frati minori missionari in Giappone ha le proprie radici nelle vicende che altri missionari e le comunità cristiane hanno vissuto nei secoli precedenti. Dopo l’arrivo di San Francesco Saverio in Giappone (1549), la Chiesa cattolica conobbe una rapida fioritura nel Paese. Ma nel 1587 scoppiò la persecuzione, si ricorda che nel gruppo dei 26 protomartiri giapponesi (Nagazaki 1597) vi erano missionari francescani e laici francescani. Da quei giorni, per più di 200 anni, nessun sacerdote poté entrare in Giappone. Non poche comunità cristiane scelsero la via della clandestinità per preservare la loro fede, mantenendo uno stile di vita che appariva buddista. Quando poi si scatenava una persecuzione, i cristiani si preparavano con coraggio al martirio e al tempo stesso, con l’ausilio di manoscritti, si dedicavano alla formazione delle nuove generazioni. Solo nella seconda metà del XIX secolo le cristianità videro riconosciuta la libertà di culto, i frati poterono ritornare nel 1907.

Nei primi anni ’50 del secolo scorso, quando il Giappone era ancora prostrato dalla sconfitta della guerra, numerosi gruppi di missionari cattolici, espulsi dalla Cina dopo la presa del potere di Mao, lo elessero quale Paese del loro apostolato. Tra costoro anche i Frati minori. Ci dedichiamo a descrivere la presenza dei frati originari della Provincia veneta che si insediarono nell’estremo nord, nell’isola dell’Hokkaido (diocesi di Sapporo, 1953) e quelli della Provincia bolognese nell’Honshü (Diocesi di Niigata, 1955). Per entrambi i gruppi ai frati esuli dalla Cina si unirono in date diverse missionari provenienti dall’Italia. Per ciascuno di loro, subito dopo l’arrivo, cominciava un tirocinio estremamente impegnativo e difficile: l’apprendimento della lingua giapponese.

I primi anni della loro presenza furono caratterizzati da ristrettezze e da penuria di beni materiali, sia per i postumi della sconfitta militare, sia per i pochi fedeli che costituivano le comunità cattoliche. Né a quei tempi vi erano molte possibilità di invio di aiuti economici dalla madre patria. La dedizione alla vita di preghiera e all’apostolato gratuito era interpretata dalla fede in Dio e nella speranza di conversione al cristianesimo.

Col passare degli anni il Giappone si risollevò e divenne una potenza industriale. I “nostri” che abitavano in due ambiti territoriali diversi: i frati veneti che raggiunsero la quindicina, in un contesto rurale o dedito alla pesca caratterizzato da paesi più che da città, i frati emiliano-romagnoli, circa una dozzina, in un territorio più popoloso caratterizzato da commercio e industria impostarono l’apostolato secondo il metodo di avvicinamento agli usi della gente e alla cultura nipponica dando un’operosa testimonianza cristiana. La loro presenza si caratterizzò per la cura pastorale nelle parrocchie secondo le indicazioni dei vescovi locali, con l’impegno di rinnovare o edificare ex novo le chiese, le abitazioni annesse che sarebbero state di proprietà delle diocesi. Come in altre aree del Giappone i frati riconobbero nella gestione degli asili un modo per avvicinare la popolazione, in particolare le giovani famiglie e i bambini. Data la bassissima percentuale dei cattolici i giardini d’infanzia diventavano un’occasione per educare cristianamente i piccoli e per avvicinare gli adulti alla Chiesa. Spesso questo impegno si continuava con i dopo scuola o le lezioni di lingua inglese per la quale i frati stessi erano coinvolti. Altro ambito particolarmente curato è stato quello dell’assistenza morale e sanitaria agli anziani e ai malati, tipico biglietto di presentazione della comunità cristiana a un popolo che non l’aveva particolarmente curata nel passato e che cominciava a subire l’agnosticismo. Si ricorda p. Pacifico Marchesini che, per la passione verso i malati di lebbra, chiese e ottenne di trasferirsi di 2000 km, dal nord a Kumamoto regione del Kyushu, nell’estremo sud, qui fu per loro cappellano, madre e padre. Ricordiamo che solo nel 1996 fu abrogata la legge che segregava i lebbrosi fino ad allora costretti a vivere senza potere uscire e senza potere procreare figli, il tutto per la credenza con la relativa ignoranza e la paura che la lebbra incuteva. Altre due iniziative, degne di nota e provocatorie per il modo di pensare e di vivere del giapponese medio che subisce solitudine e isolamento, furono quelle per le donne sole e con figli, non si offriva un semplice alloggio ma il sostegno psicologico e morale (promossa a Takada da p. Enrico Gozzi) e la trasformazione di un liceo in casa di riposo per anziani per la quale p. Mario Canducci spese tante energie, anche a livello di comunicazione mediatica per evangelizzare il modo comune di pensare e di vivere della gente.

I mesi invernali vedevano due gruppi di frati, che vivevano nel nord del Paese, accomunati nel difendersi dalle tormente di neve che lasciavamo un bianco manto alto anche 4 metri, tutti da spalare! I “nostri” non erano i soli frati, altre Province francescane di stati e nazioni diversi, avevano inviato dei missionari, nell’insieme costituivano una presenza corposa che aveva favorito l’entrata nell’Ordine francescano di giovani cattolici giapponesi. La percezione di venire ad unità si faceva sempre più evidente: in un primo momento si fece una federazione delle dodici missioni esistenti ognuna chiusa nel suo distretto, infine si giunse alla costituzione dell’unica Provincia dei “Santi Martiri Giapponesi” (1977). Da quegli anni i nostri frati cominciarono a vivere e a esercitare l’apostolato in fraternità sparse su tutto il territorio del Giappone. Così è per i sei missionari che tutt’ora sono presenti: fr. Alfonso Pupo, fr. Claudio Gianesin, fr. Luca Bonavigo, fr. Narciso Cavazzola.  

 

La presenza cristiano-cattolica costituisce una minuscola percentuale della popolazione giapponese, le comunità parrocchiali sono costituite da “piccoli greggi”, la metà dei quali, oggi, è rappresentata da persone immigrate. In occasioni di dialoghi con i frati missionari si coglie in loro una certa sofferenza per la mancanza di una risposta a tutto il loro impegno apostolico. Il giapponese medio vede con simpatia la Chiesa, molti hanno una Bibbia in casa, un numero incredibile di coppie di persone non cristiane al momento del matrimonio chiede una benedizione (i vescovi del Giappone hanno preso atto di questo sentimento e hanno pubblicato un Rituale speciale ad uso dei sacerdoti cattolici), ma decidersi per il catecumenato e chiedere il battesimo è un passo che soltanto pochi riconoscono di dover compiere. Papa Francesco, pellegrino in Giappone il 23-26 novembre 2019, lasciò questo messaggio alla Chiesa nipponica: “Sappiamo che in Giappone la Chiesa è piccola e i cattolici sono una minoranza, ma questo non deve sminuire il vostro impegno per una evangelizzazione che, nella vostra situazione particolare, è quella di una testimonianza umile, quotidiana e di dialogo con le altre tradizioni religiose”.

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La storia della Missione…

1885: Arrivo dei Cappuccini francesi a Obock; la prima missione è fondata dai Padri Jarousseau e Léon,

1896: le opere dei Cappuccini e delle Suore francescane vengono trasferite da Obock a Gibuti.

1913, Gibuti: inizio della costruzione della chiesa di Santa Giovanna d’Arco (in seguito sostituita dalla cattedrale della Madre del buon pastore).

1914: il 27 aprile Papa Pio X erige la “Prefettura apostolica somala”. Il Santo Padre la stacca dal “Vicariato dei Gallas” (Harar, Etiopia) e circoscrive i suoi confini all’attuale Repubblica di Gibuti.

Nella stessa data, l’arcivescovo Pascal Lombard diviene il primo “Prefetto Apostolico”.

Dal 1923 al 1937, Mons. André Jarousseau , “Vicario Apostolico di Harar”, assicura anche il servizio di “Amministratore Apostolico” della Prefettura di Gibuti.

Dal 1937 al 1945, il Prefetto Apostolico fu Mons. Marcellin Lucas.

1938: fondazione della missione di Ali Sabieh

1945, Prefetto Apostolico: Mons. Bernardin Hoffmann.

1949: apertura della missione Arta.

1950, Gibuti: Fondazione della Missione di Nostra Signora di Lourdes a Boulaos.

Dal 1951 al 1955, apertura e avviamento della missione di Tadjourah-Randa .

14/09/1955: Papa Pio XII erige la diocesi di Gibuti

1957: Mons. Hoffmann diventa il primo “Vescovo di Gibuti”. Rimane fino al 1979.

1961, Gibuti: apertura della scuola Jean-Baptiste De La Salle, nel “distretto 7”.

1964: 12 gennaio consacrazione della Cattedrale di Nostra Signora Madre del Buon Pastore a Gibuti.

1970: molto dopo il trasferimento del 1896 (vedi cronologia), riapertura della missione di Obock.

Dal 1980 al 1987, mons. Michel Gagnon vescovo di Gibuti.

Dal 1987 al 2001 gli successe l’arcivescovo Georges Perron.

I MISSIONARI

2001: il 25 maggio mons. Giorgio Bertin diventa vescovo di Gibuti. È allo stesso tempo anche Amministratore Apostolico di Mogadiscio e di tutta la Somalia.

Fr. Giorgio è nato a Galzignano (PD) 28/12/1946, ha fatto l’ordinazione presbiterale nel 1975. 45 anni donati al servizio nella Chiesa, nell’Ordine dei Frati Minori, per i fratelli vicini e lontani con il cuore sempre aperto alle esigenze della Missione.

fr. Giorgio Bertin Gibuti
fr. Giorgio Bertin

Oltre a lui, alcuni sacerdoti e religiosi, di varie nazionalità, prestano servizio alla Chiesa locale, tra cui anche dei Cappellani militari soprattutto francesi. Sono presenti anche diverse congregazioni femminili, attive nel campo educativo e caritativo.

Caritas Gibuti

All’interno della Chiesa diocesana, Caritas svolge il ruolo di organizzazione del soccorso ai poveri, promuove progetti di sviluppo e servizi sociali, con l’obiettivo di incoraggiare la comunità cristiana a coinvolgersi in beneficenza e solidarietà. Partecipa attivamente a lavori sociali come: aiuti sanitari e alimentari; aiuti e sostegno ai “bambini di strada”; istruzione e alfabetizzazione; aiuto ai migranti; supporto per le associazioni locali; lotta contro la siccità, ecc.

Scuole cattoliche

Fin dall’inizio della presenza della Chiesa cattolica a Obock (1885) l’educazione è stata l’attività principale della missione cattolica. Aperte a tutti senza distinzioni etniche, sociali o religiose, le scuole cattoliche della diocesi di Gibuti (ECDD) mirano alla formazione integrale della persona.

La Chiesa accompagna la popolazione a una dignità attraverso:

3 scuole elementari Saint Louis ad Ali Sabieh; Notre Dame de Lourdes a Boulaos, Jean-Baptiste De La Salle, Gibuti)

1 centro di formazione professionale: Cardijn Learning Center (C.A.C.), a Tadjourah.

5 Centri di alfabetizzazione “Leggere-scrivere-contare” (L.E.C.): nelle missioni di Boulaos, Arta, Ali Sabieh, Tadjourah e Obock.

Da qualche anno il nostro Centro Missionario organizza dei gruppi di volontari in appoggio a varie attività quali: istituti scolastici attraverso ore di doposcuola, laboratorio sartoria, animazione dei ragazzi di strada con la cura anche sanitaria dei bisognosi, visite ai villaggi per accudire le varie necessità in luogo esempio i vaccini ecc. Si fa presente che se un volontario è medico, infermiere, ingegnere ecc. può essere di aiuto nella specifica della sua mansione anche in questi luoghi, nulla toglie che qualsiasi lavoro qui è utile e indispensabile anche il più umile come dipingere una parete, o sanificare una stanza.

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Al servizio degli ultimi

Attualmente le nostre presenze, come missionari, sono molto ridotte: in Guatemala si trovano padre Gianluigi Lazzaro e padre Attilio Prandina, mentre il suo fratello Giuseppe è in Nicaragua. Recentemente ci hanno lasciato padre Giuseppe (José) Contran, a cui dobbiamo la realizzazione di un grande centro per l’accoglienza e la cura di persone diversamente abili, e padre Bonizio Morin. Entrambi religiosi instancabili nell’operare secondo lo spirito di San Francesco in Guatemala.

La tanta fede dei missionari e l’amore con cui hanno lavorato instancabilmente, in particolare accanto ai poveri e a favore degli ultimi e degli emarginati, hanno favorito la rinascita della presenza francescana nei paesi del Centro America. Un segno dell’universalità della Chiesa che sa donare figli e figlie ai popoli più diversi perché l’umanità si riconosca amata da Dio che ha donato il suo Figlio per tutti gli uomini. La Chiesa descritta come popolo di Dio in cammino verso il Regno attraverso il succedersi delle generazioni risalta anche da una vicenda particolare: S. Teresa d’Avila destinò una piccola immagine della Madonna al Guatemala, trovò la collaborazione di Giovanni Corso (Juan Corz), terziario francescano nativo di Toirano (SV), che la portò a destinazione; l’immagine fu custodita presso la chiesa santuario del Cerrito del Carmen, il primo luogo che fu scelto dai nostri missionari come abitazione dopo il loro arrivo. Un piccolo esempio di concatenazione di missionarietà e di santità.

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Marhaba fi l Maghrib – Benvenuti in Marocco

È la formula con cui la gente ci accoglie in questa terra, dove noi frati minori siamo presenti da 800 anni, dal tempo dei primi martiri dell’Ordine. Sei piccole fraternità sparse per il Marocco dove i frati, provenienti da tutto il mondo, cercano di testimoniare ancora oggi lo spirito di quel capitolo della Regola scritto da san Francesco per quei fratelli che si sentivano chiamati a vivere in mezzo ai musulmani.

A Meknes, i frati sono presenti dal tempo del Sultano Moulay Ismail, a partire dalla fine del XVII secolo. Egli ne fece la capitale del suo Impero, le cui mura di cinta furono costruite impiegando le centinaia di prigionieri stranieri cristiani, la cura materiale e spirituale dei quali fu affidata ai frati minori.

Da ottant’anni i frati vivono a Driba: una piccola via che una volta si trovava nel cuore della cittadella imperiale; oggi invece fa parte di un quartiere popolare, a ridosso del palazzo reale, del mausoleo di Moulay Ismail e della bella porta Bab Mansour.

I frati vi si erano stabiliti per la cura d’anime degli europei cristiani che abitavano nella medina; per questo fondarono una chiesa dedicata a sant’Antonio da Padova. Da subito, però, ci si accorse che la gente del quartiere mancava di un’assistenza sanitaria e materiale. Da qui la decisione dei frati di costruire un dispensario, grazie al quale andare incontro ai bisogni delle centinaia di persone che ogni giorno si mettevano in fila per ricevere le cure necessarie.

A distanza di tanti anni, le persone si ricordano ancora dei nostri confratelli che testimoniavano con la loro presenza e la loro vita la gratuità del messaggio evangelico.

E’ questa l’eredità che abbiamo ricevuto e che desideriamo continuare. Dagli anni ’90 del secolo scorso, infatti, i frati portano avanti le attività del centro sant’Antonio, centro culturale e biblioteca, che ogni anno danno la possibilità a migliaia di studenti, di ogni fascia d’età, di imparare una lingua straniera, di conoscere alcuni programmi d’informatica e di studiare la matematica, la fisica e le scienze. La biblioteca, dal canto suo, offre il prestito dei libri e una serie di incontri per approfondire alcune tematiche di attualità attraverso dei laboratori di lettura, di scrittura e la proiezione di film.

I frati si circondano dell’aiuto di tanti volontari marocchini, con i quali condividono il loro ideale di vita: donarsi agli altri, stando e vivendo in mezzo a loro per conoscersi e testimoniare che è possibile crescere insieme anche se appartenenti a due fedi differenti.

La nostra testimonianza evangelica passa ancora una volta da qui: dalla vita stessa, dallo stare insieme ai nostri studenti ogni giorno, dal salutare i nostri vicini che diventano volti familiari e non più sconosciuti, da quella croce posta sopra la porta unica del centro culturale e della nostra casa, porta sempre aperta che indica un’accoglienza, che i frati sono lì per loro.

Durante l’anno, tante sono le persone o i gruppi che passano da noi per vedere, collaborare, fare un’esperienza, entrare in una logica di incontro e di servizio.

Negli anni sono nate delle collaborazioni con alcune associazioni locali che permettono ai frati di poter seguire alcuni progetti di aiuto alle famiglie e alle fasce deboli della società.

La nostra vita è una vita che acquista il suo senso più profondo nella preghiera, nel legame con il Cristo povero e crocifisso sulle orme di san Francesco. La nostra giornata è scandita dall’Eucaristia e dalle ore liturgiche vissute nella cappellina, luogo intimo e fraterno dell’incontro con il nostro Signore che ci insegna a camminare sulle strade degli uomini per amarli come Egli ci ama.

La nostra è una vita di fraternità e di servizio che si apre naturalmente anche ai bisogni della Custodia francescana e della diocesi. Cerchiamo di nutrire la fede dei cristiani presenti in Marocco, religiosi o laici, giovani o adulti, per vivere ancora una volta l’incontro come testimonianza di una Chiesa che ci invita a irradiarne il volto missionario.

I MISSIONARI

fr. Natale Fiumanò Marocco

fr. Natale Fiumanò nato il 3 gennaio 1973, è arrivato nella missione della Custodia dei Santi Martiri del Marocco nel settembre 2013. Da allora vive nella fraternità di Meknès. Le attività dei frati sono rivolte al mondo musulmano, legate soprattutto al centro di lingue sant’Antonio dove fr. Natale insegna l’italiano e di occupa alla biblioteca. In relazione ai cristiani, collabora con la parrocchia e la diocesi per i diversi servizi di pastorale.

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La Chiesa cattolica è presente a Mauritius agli inizi del XVIII secolo, con l’arrivo della congregazione della Missione, che per più di un secolo si incarica da sola della evangelizzazione del paese; nasce nel 1772 la prefettura apostolica, che diventa vicariato apostolico nel 1819. Nel 1847 è eretta la diocesi di Port-Louis affidata ai benedettini inglesi, cui subentrano nel 1916 gli spiritani. Nel 1985 è stata istituita la “Conferenza episcopale dell’Oceano Indiano”, di cui fanno parte le Chiese cattoliche di Mauritius, Seychelles, Réunion, Comore. Il 31 ottobre 2002 viene eretto il vicariato apostolico di Rodrigues, la cui popolazione è per il 91% cattolica. La Chiesa di Mauritius ha ricevuto in due occasioni la visita pastorale di un papaGiovanni Paolo II nel 1989, e Francesco nel 2019.

I primi religiosi francesi arrivarono nella seconda metà del 1980. Erano i fratelli Noël Adèle, mauriziano, e due francesi René Coutagne e Justin Barnoin. Si stabilirono a Chemin-Grenier, l’8 dicembre, e presero in carico la parrocchia di Notre Dame du Mont Carmel, Chemin Grenier, e servirono anche la cappella di Saint François d’Assise, Baie du Cap. Nel 1992 i fratelli costruirono la loro casa: La Fraternité Saint-Antoine-de-Padoue a Plaine des Gallets, C. Grenier. Nel 2002 è stata istituita temporaneamente a Beau Bassin una seconda Fraternità, quella di Saint Bernardin de Sienne (SBS). Il 20 maggio 2011, la Fraternità SBS ha inaugurato la sua nuova sede. 

Nella diocesi sono presenti 5 Fratelli francescani dell’Ordine dei Frati Minori. Tra i Fratelli ci sono: il nostro caro fr. Gianni Losio, René Coutagne (francese), Albin Kolarski (polacco), Jean-Claude Ranaivoson (malgascio) e 1 Krishnah Ramsamy (fratello laico mauriziano). La Fraternità fornisce assistenza spirituale ai laici francescani stabiliti nella diocesi: l’Ordine Secolare Francescane (OFS) e la gioventù francescana (GIFRA).

I MISSIONARI

fr. Gianni Losio nato a Rezzato nel 1957, ordinazione sacerdotale nel 1989 e in missione dal 1992, prima in Madagascar e dal 1998 a Mauritius. 

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I francescani arrivarono nella diocesi di Aitape alla fine del secondo conflitto mondiale e subentrarono nell’impegno apostolico ai Sacerdoti del Verbo Divino; i frati furono prevalentemente di provenienza australiana, a loro si affiancarono nordamericani, italiani e tedeschi che giunsero qui dalla Cina dopo essere stati espulsi dal regime maoista. Una delle attività prioritarie dei francescani continua ad essere l’evangelizzazione dei vari villaggi, soprattutto nelle zone dell’interno e sulla costa e questo ha visto la nascita di diverse parrocchie cattoliche; è forte inoltre l’impegno a formare i catechisti e i leaders di queste comunità, perché, a causa del loro scarso numero, i missionari non possono essere presenti ovunque.
Si riscontrano con gioia vocazioni native alla vita sacerdotale diocesana e vi sono anche congregazioni di fratelli laici che si dedicano alla assistenza dei malati (Fatebenefratelli) o ad altri servizi; numerose sono le ragazze entrate in istituti religiosi e la loro presenza dà continuità al lavoro pastorale dei frati e dei sacerdoti. I francescani hanno voluto avere sul territorio di Aitape anche un monastero di Sorelle Povere di Santa Chiara, inizialmente solo di irlandesi e australiane, mentre oggi ha anche Sorelle dai capelli crespi. Le vocazioni alla vita religiosa francescana maschile sono meno numerose e più problematiche: si fa più fatica a fornire un’immagine coerente di francescanesimo ai giovani nativi.

I MISSIONARI

fra-Gianni-Gattei

fr. Gianni Gattei è nato in riva al mare, a Rimini nel 1967, fratino al collegio di Santa Maria delle Grazie di Rimini sentì parlare i missionari delle loro esperienze e già da allora pensò di seguirne l’esempio. Vestì l’abito francescano, si dedicò alla teologia presso lo studio teologico S. Antonio di Bologna e subito dopo l’ordinazione nel 1993 partì missionario per la Papua Nuova Guinea. Ha svolto il servizio di parroco per circa una decina d’anni in villaggi sui monti Torricelli, ha ideato un musical e ha fondato una compagnia teatrale tra i giovani di quelle vallate, accompagnandoli a varie rappresentazioni. A motivo della sua capacità di coinvolgere i giovani è stato chiamato ad animare l’ambito vocazionale dei Frati Minori della Papua Nuova Guinea.

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La sede della missione francescana di Lima in Perù è il Colegio Peruano Chino Juan XXIII. Nato nel 1961 da un’intuizione di Mons. Orazio Ferruccio Ceol, che dopo l’espulsione dalla Cina è nominato Vicario della comunità cinese residente in Perù da Papa Giovanni XXIII.
Il Collegio Chino Peruano Juan XXIII ha come fondamento un’educazione di qualità basata sui principi cristiani e l’integrazione interculturale. La scuola prende avvio con due piccole aule finanziate dallo stesso Papa dal quale ha preso il nome e nel corso degli anni è cresciuta moltissimo divenendo un Collegio all’avanguardia, tra i migliori della città di Lima. Dopo il ritorno in Italia di Mons. Ceol, la responsabilità passa a Padre Pachi che già collaborava con lui, dopo essere stato per tre anni a Hong Kong per prepararsi e imparare la lingua cinese.
All’entrata del collegio una pagoda cinese ospita in bella mostra due mezzibusti in bronzo che rappresentano S. Giovanni XXIII e Mons. Orazio Ceol. In mezzo a loro una Madonna dai lineamenti orientali che sembra offrire al mondo il Bambino che porta in braccio. 

I MISSIONARI

Mons. Adriano Tomasi

Mons. Adriano Tomasi (Pachi)

Nato a Meano di Trento 1 novembre 1949. In Perù dal 1968 dopo essere stato per 3 anni a Hong Kong per studiare il cinese. È stato vicario episcopale incaricato per la comunità cinese di Lima ed è subentrato a Mons. Ferruccio Ceol nella direzione del Collegio Cino-Peruano. Dal 2002 è Vescovo Ausiliare di Lima. Si occupa di varie opere caritative tra le quali L’Hogar S. Toribio che accoglie malati indigenti che non possono permettersi il ricovero in ospedale e l’Hogar Gladys che accoglie mamme con bambini piccoli e donne in stato di gravidanza che hanno subito violenza familiare. Ha molto a cuore due centri educativi nella periferia di Lima, zone poverissime; l’Istituto Tecnologico Trentino Juan Pablo II di Manchay e il Collegio S. Francisco de Asìs di Huaycan. A favore di quest’ultimo da circa 10 anni si porta avanti l’iniziativa delle adozioni a distanza. A ottobre 2016 gli è stato assegnato un importante premio come riconoscimento per la sua silenziosa e infaticabile attività in favore della vita. Dall’autunno 2019 è Vescovo emerito, ma continua il suo instancabile servizio in favore delle opere di carità.

fr. Giuseppe Bortolotti _Perù

fr. Giuseppe Bortolotti 

Missionario in Perù dal 1981 al 1990, aveva collaborato con Mons. Adriano Tomasi per la Comunità Cinese di Lima. Dopo un rientrato in Italia per alcuni anni è stato cappellano del Carcere di Trento.

Riparte in Perù nel 2014, fino al 2019 è stato vice parroco nel Barrio Mi Perù, Ventanilla, nella Diocesi di Callao, Lima; impegnato nell’accompagnamento di numerosi gruppi ecclesiali e cappellano di due Seminari diocesani.

Dal 2019 è collaboratore parrocchiale a Huaycan, coopera insieme ai frati locali nella gestione del Collegio S. Francisco e nell’iniziativa Caridad San Francisco per la distribuzione di viveri alle famiglie più povere.

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La presenza francescana in terra di Russia è antica e risale ai viaggi di Giovani da Pian del Carpine nel 1245. In tempi più recenti, invece, il nostro Ordine era presente anche prima e dopo della “Perestroika”, grazie alla intraprendenza ed alla generosità di alcuni frati missionari di alcune Province dell’Europa orientale. Il 22 aprile 1997, il Ministro Generale frate Hermann Shaluck, con “Decreto”, erigeva una “Fondazione” direttamente dipendente dal Ministro Generale denominata “San Francesco d’Assisi in Russia ed in Kazakistan” affidandole sostanzialmente tre compiti che sono validi a tutt’oggi: l’“Implantatio Ordinis”, la cura pastorale dei cattolici di “Rito Latino” ed il dialogo ecumenico ed interreligioso. I frati che da allora hanno composto e compongono questa “Fondazione” provengono da diverse nazioni e Province dell’Ordine. Nel 2018 per “Decreto” del Ministro Generale Michael Perry, le Fraternita’ del Kazakhstan sono passate ad una Provincia polacca e, dunque, la suddetta “Fondazione” porta ora il nome di “San Francesco d’Assisi in Russia”. Essa, oggi, e’ composta da otto frati (2 russi, due polacchi e 4 italiani) che vivono in tre Fraternità dislocate a: San Pietroburgo (nella Russia nord-occidentale), Novosibirsk (in Siberia) ed Ussurijsk (nell’Estremo Oriente russo). I frati sono occupati nella “Implantatio Ordinis” lavorando nella pastorale vocazionale. Essi sono occupati anche nella cura pastorale dei cattolici di “Rito Latino” lavorando in quattro parrocchie: a San Pietroburgo, a Novosibirsk, ad Ussurijsk e ad Arsenev (dista 150 chilometri da Ussurijsk) ed in altri “Punti pastorali” e testimoniando la tensione caritativa ed educativa della Chiesa nella Scuola Cattolica Francescana “Natale del Signore” di Novosibirsk e nel “Centro Tau” di Ussurijsk; ed infine insegnando nel seminario Cattolico di San Pietroburgo e mettendosi a disposizione della Chiesa locale in vari servizi. I frati sono anche impegnati nel dialogo ecumenico ed interreligioso coltivando relazioni amichevoli con tutti e pregando per l’unita’ dei cristiani. Nella Fondazione “San Francesco d’Assisi in Russia” operano anche, da diversi anni, due frati della Provincia di Sant’Antonio del Nord Italia: fr. Corrado Trabucchi e fr. Stefano Invernizzi

I MISSIONARI

fr. Corrado Trabucchi Russia

fr. Corrado Trabucchi è direttore della Scuola Cattolica Francescana “Natale del Signore” di Novosibirsk. La scuola elementare è stata aperta nel 1994 e ha sempre accolto scolari provenienti da famiglie numerose e/o povere. Riconosciuta dallo Stato è frequentata da circa 50 bambini. Intenso e competente è il lavoro formativo ed educativo integrale guidato da tanti anni da fr. Corrado, come intenso è il suo accompagnamento dei familiari degli scolari e del personale docente e non. Fr. Corrado è anche un insegnante della scuola; ricopre la figura del Vice parroco nella parrocchia di Novosibirsk; Decano del Decanato centrale della Diocesi della Trasfigurazione di Novosibirsk e Responsabile del dialogo ecumenico e interreligioso sia nella Fondazione “San Francesco d’Assisi in Russia” che della Diocesi della Trasfigurazione di Novosibirsk.

fr. Stefano Invernizzi Russia

fr. Stefano Invernizzi originario di Abbiategrasso, è direttore del “Centro Tau” di Ussurijsk che si occupa della accoglienza dei “Senza dimora” adulti offrendo loro un posto letto, pasti caldi, servizi per l’igiene personale e di guardaroba e l’accompagnamento dell’assistenza sociale per la riabilitazione e il reinserimento nella società. Al “Centro Tau” per gli ospiti sono attivi anche vari “laboratori” e vi si svolgono diverse attività tese a far tornare negli ospiti un interesse per la vita e a sbarazzarsi di alcune dipendenze come l’alcolismo. Nel “Centro Tau” le attività sono multiple, cominciando dalla mensa sociale per i poveri della città, continuando con il doposcuola per ragazzi di famiglie povere e a rischio continuando con il centro diurno per bambini diversamente abili.

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Prima del “Progetto Africa”, solo due francescani erano in Tanzania: fr. Killian Holland (Regno Unito), che viveva a Loliondo, nella diocesi di Arusha, tra i Masai dal 1977; e fr. Valerio Berloffa che lavora dal 1980 con i Padri Bianchi a Kasumo, una parrocchia della diocesi di Kigoma, dopo essere stato espulso dal Burundi nel giugno 1979. Nel 1982 l’allora ministro generale John Vaughn diede nuovo slancio alla presenza francescana in Africa, invitando i frati ad aderire al progetto Africa. Da questa iniziativa sono sorte in breve nuove fondazioni che hanno la caratteristica di riunire frati provenienti da province religiose diverse. Oggi la Provincia africana di San Francesco comprende 9 paesi: Kenya, Tanzania, Malawi, Uganda, Zambia, Rwanda, Burundi (oltre a Madagascar e Isole Mauritius). 

ARCIDIOCESI DI DAR ES SALAAM

La presenza dei frati minori a Kongowe è iniziata a Natale 2010 e ha subito dato buoni frutti. Ai frati minori è stato affidato un territorio che con il 3 aprile del 2011 è stato eretto a parrocchia, la numero 67 dell’Arcidiocesi di Dar es Salaam, nella periferia sud della città. Nel luglio 2017, la parrocchia è stata divisa formando una nuova parrocchia, Toangoma, la numero 107, anche questa affidata ai fra i minori dal Cardinale Pengo, Arcivescovo di Dar es Salaam. La zona è in continua crescita. La gente arriva dalle regioni interne per poter stare a ridosso della città che offre varie soluzioni per la vita quotidiana.

Fr. Oscar Girardi opera nella parrocchia di Kongowe come parroco e guardiano della fraternità francescana; inoltre gli è stata affidata la responsabilità come Decano, coordinatore diocesano degli Istituti religiosi maschili e consultore dell’Arcivescovo. La parrocchia è divisa in 70 piccole Comunità di Base, 4 succursali ed il centro parrocchiale. Sono quattro i frati sacerdoti al servizio delle parrocchie, due a Kongowe e due a Toangoma.
Negli anni scorsi i frati hanno lavorato prevalentemente nelle periferie per costruire le chiese nelle succursali (6) fra cui la chiesa e la casa/canonica per i frati per la nuova parrocchia di Toangoma.
Ora la preoccupazione è la costruzione della chiesa, con relativo centro pastorale, per la parrocchia di Kongowe.

I MISSIONARI

fra-Oscar-Girardi

fr. Oscar Girardi arrivò in Tanzania nel 1998. Dal 2002 fu a Mwanza come parroco di Butimba, mentre fr. Valerio da Mwanza andò a Kasherero-Bukoba e nel 2006 ritornò a Butimba-Mwanza come maestro dei postulanti. Nel 2007 andò coi postulanti ad aprire la fraternità di Ilemera. Nel 2009 fr. Valerio rientrò in Italia, mentre fr. Oscar, a fine 2010, lasciò Mwanza-Butimba per andare a Dar es Salaam ad aprire la fraternità di Kongowe.

fr. Riccardo Rota Graziosi Tanzania

fr. Riccardo Rota-Graziosi, medico, con specializzazione in psicologia, nel 1992 arrivò in Tanzania con fr. Franco Manenti, medico chirurgo (deceduto nel settembre 2019) dove lavorarono per 2 anni a Bukoba (fr. Franco: ospedale di Mugana e poi Kagondo; fr. Riccardo: ospedale di Ibwera) e nell’anno 2000 a Mwanza a dirigere l’ospedale di Bukumbi. Fr. Riccardo tornò in Italia nel 2005 e dal 2016 è nuovamente in Tanzania a Ikonda (Njombe) oltre i 2000 m., ai confini con il Malawi.

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Presenza di frati minori della nostra Provincia “Sant’Antonio”, presso Taiwan e Hong Kong

Alcuni frati della nostra Provincia del Nord Italia sono in missione in Taiwan, un tempo detta l’isola di Formosa, ed Hong Kong. Queste presenze si trovano ad essere come un piccolo lievito in un contesto interreligioso, per la maggioranza Buddista e in un tessuto sociale che enfatizza l’aspetto economico e di guadagno, per cui tanto più è necessario promuovere e testimoniare i valori umani ed evangelici. A Taiwan la realtà francescana è costituita da una Provincia denominata “Mary Our Lady, Queen of China”; essa è ben avviata con un grande impegno sia pastorale, come il servizio nelle parrocchie, sia sociale con due scuole secondarie e due scuole materne; ad Hong Kong invece la presenza francescana è costituita da una Fondazione denominata “Giovanni da Montecorvino”, alle dipendenze della Provincia di Taiwan; anch’essa è una realtà molto attiva, ben inserita nel tessuto sociale: una parrocchia, due Scuole secondarie e una Scuola Elementare. Vi sono poi delle presenze gestite direttamente dal Ministro Generale, perché inserite in contesti più complessi e difficoltosi; alcune sono e riunite come Custodia denominata “St. Francis Custody” con frati che vivono con grande discrezione vicino alle persone, altre congiunte in una Comunità detta “Beato Allegra” e si occupano della gestione di parrocchie in territori problematici. Vi è infine un organismo chiamato “China Office” composto da frati provenienti da diverse nazioni e inseriti nelle varie fraternità suddette, che ha il compito di mettere in rete, animare e aiutare tutte queste presenze perché frequentemente esse si trovano a lavorare in contesti poco favorevoli a causa del tipo di ambiente e della cultura locale. Negli anni tutte queste realtà continuano ad impiantare piccoli semi che piano piano stanno portando buoni frutti, con un costante, faticoso ma prezioso impegno pastorale, sociale e caritativo.

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